20 donne e un camerino di Carla Ponti e Gaia Masiero

di Valeria Merlini (Twitter: violablanca)

Le 20 donne citate nel titolo sono alcune delle innumerevoli client che giorno dopo giorno varcano la soglia di Gaya Boutique, un (non tanto) piccolo negozio di abbigliamento intimo che pulsa nel cuore di una parte di Milano a metà tra il borghese e il popolare. Il camerino che le accoglie resta fermo e immobile nel vederle trasformare in qualcosa di diverso da quelle entrate.

Carla Ponti è la titolare della boutique di lingerie che ha deciso di mettere nero su bianco (nel suo “20 donne e un camerino” insieme a Gaia Masiero) le storie che le vengono raccontate, storie semiserie, vere, crude, reali, romantiche, ma con un minimo comun denominatore: tutte, dalla prima all’ultima, sanno di donne che si sono dovute reinventare. Volenti o nolenti.

Perché la vita ci pone sempre di fronte due porte. Sta a noi decidere quale varcare. Come i camerini che ci sono nei negozi. Alcuno sono freddi, altri accoglienti, e la regia passa da chi apre la tenda per far accomodare a chi varca quella soglia.

E allora abbiamo Viola, Rosy, Emiliana, Floriana, Angela, Mara, Cristiana e tutte le altre. Sono donne, madri, mogli, fidanzate, donne indipendenti, donne alla ricerca di qualcosa, donne che si accontentano salvo poi scoprire che esiste altro, donne rivoluzionarie, donne che hanno da dire e da fare, donne che amano stravolgersi e stravolgere la vita, donne che lo sono diventate…

Mentre queste donne entrano nel camerino, Carla porta loro indumenti semplici, eccentrici, sexy, tutto ciò di cui hanno o pensano di aver bisogno. Tirata fuori da cassetti o presa dalla vetrina in cui fa bella mostra di sé, la lingerie è come se prendesse vita aderendo perfettamente a corpi sottili o voluttuosi e concedesse (finalmente) il tanto sospirato sipario per essere veramente chi vogliamo essere. Libere, innanzitutto, di raccontare cosa sentiamo, segreti inconfessabili, colpe mai espresse o scene surreali in un susseguirsi che ruba il tempo, toglie il fiato e impedisce di fermarci ad ascoltare.

Carla ha evidenziato nella maniera più semplice possibile i contorni di vite rubate alla quotidianità lasciando spiragli, dimenticando volutamente di allacciare gancetti, stringere corsetti, non allineando perfettamente la riga dei collant solo per il gusto di aiutare a mostrare che occorre rimettere in ordine tutto quello che pensavamo di riuscire a confezionare da sole.

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