Andrà tutto bene. Gli scrittori al tempo della quarantena

Sono bastate quattro settimane di marzo, di un anno bisestile, per raccontare di un passato recente che stiamo vivendo, che è già storia. C’è un nemico invisibile da combattere.

“Andrà tutto bene” hashtag fatto cartellone, appeso fuori dalle nostre case che sono diventate un rifugio, è il titolo con “Gli scrittori al tempo della quarantena” AA.VV (Garzanti) di una raccolta di racconti donati per un progetto benefico a favore dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Loro, ventisei tra scrittori e giornalisti, ci agganciano con un ritmo fluido ad una realtà che fatichiamo ad accettare. Un andrà tutto bene che, con il passare dei giorni, diventa l’attesa di un futuro che è da subito istinto di difesa.

In ognuno di questi racconti personali, romanzati, fatti a favola o in poesia, ritroviamo un pezzetto di noi, di una quotidianità sprofondata in un imbuto che ha lasciato senza fiato. È un abbraccio corale di parole che si fanno emozione e che ci accomunano. Gli occhi scorrono leggendo di tristezza, paura, ansia, timore, dolore che ci attraversano trovando il sorriso ironico ed infine la speranza.

Il Presidente del Gruppo editoriale chiude la nota, in apertura del libro, con la frase di Dalla: “Quando leggi un bel libro è il libro a leggere te”.

Apre Ritanna con il percorso di una quotidianità che può essere quella di chiunque, una parvenza di normalità, dove la scusa per uscire sono l’anticalcare e l’avocado, ingredienti indispensabili per la casa e la cena. Lenta, la giornata passa lenta, catalizzata dalle chiacchiere per riempire un vuoto improvviso fatto di tempo, dove non si riesce a concentrarsi in una lettura che ritorna indietro, per ricominciare sempre dallo stesso punto.

Improvvisamente, le manifestazioni di canto popolare alla finestra o al balcone sono speranza triste tanto quanto le sirene delle ambulanze nel silenzio delle strade vuote… o forse occasione per capire che non si è soli, che esiste un vicinato fatto di altre storie.

Il virus sta facendo la rivoluzione?

C’è chi affronta l’uscita da casa come un’avventura tanto da diventare intrattenimento serale; c’è chi non riesce a scrivere il grande romanzo sul virus perché vive alla giornata, riconsiderando le priorità; c’è chi scrive una lettera all’amica dove racconta come ha capito finalmente cosa sia la paura dei migranti incontrati in mare; c’è chi con un pizzico d’ironia racconta l’inizio quarantena dispersa nel casale di famiglia nel Chianti da cui a sedici anni voleva fuggire ed ora riconsidera casa; c’è chi vuole ricongiungersi ai figli che tornano da lontano e affrontano un isolamento nell’isolamento e invece chi racconta una fiaba al telefono al figlio di cinque anni lontano; c’è chi affronta questo rapido cambiamento della scuola a distanza…

E poi dall’altro lato della quotidianità c’è la natura che riprende i suoi spazi nel silenzio delle città con chi osserva il lavoro della api divenute maestre del silenzio e chi osserva gli animali liberi di muoversi verso luoghi mai esplorati.

Leggendo queste storie diventiamo esploratori di parole, di riflessioni per dare un senso a questo tempo di cambiamento, che impone di vivere il momento. Il tempo lento diventa padrone della nostra vita, un flusso da cui farsi trascinare senza più ansia.

In questi racconti emerge il profumo di caffè, capace di riportare il lettore a un gesto intramontabile che non può mancare e un come stai, domanda che diventa di piombo e non superficiale.

L’invisibile è arrivato in un paese immerso nel verde, ha superato confini entro i quali noi siamo costretti a ritrovare un mondo diverso, la paura deve lasciare spazio alla compassione.

L’amore per un libro nasce senza motivo, nei momenti imprevedibili, magari quando sprofondi. Si coltiva di nascosto come accade negli amori intensi.

Non è il momento degli abbracci ma nemmeno della tristezza: è il momento della consolazione, della resistenza. In una parola resilienza.

Alla fine della giornata la domanda inevitabile: resisteremo? Sopravvivere è semplicemente stringere mani in una lunga catena.

Nomi propri: Alice, Stefania, Barbara, Gianni, Caterina, Federica, Marco, Cristina, Donato, Giuseppe, Anna, Antonella, Enrico, Alessia, Elisabetta, Massimo, Jhumpa, Florence, Clara, Giada, Silvia, Ilaria, Hans, Marco, Andrea… che sono anche i nostri.

I cognomi sono il talento della scrittura messa al servizio di una raccolta fondi per una emergenza che mai avrebbe sfiorato i nostri pensieri e forse nemmeno la loro arte di scrittura. GRAZIE.

Monikat

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