Diciamoci tutto (al massimo ci lasciamo) di Katia Follesa e Angelo Pisani

La quarta di copertina parla, la foto racconta, nei loro sguardi c’è il libro.

Il sorriso di Katia Follesa e Angelo Pisani, autori di “Diciamoci tutto (al massimo ci lasciamo)” (Mondadori), è dirompente ed accoglie il lettore come preludio alla lettura. Una foto allo specchio, due sorrisi magnetici e la piega di Katia, immancabile da sempre…

Sorridere sempre, nonostante tutta la fatica che c’è all’interno della loro relazione di coppia. Ma non dicono che i comici sono tristi?

Tutto il libro è pervaso dall’ironia di entrambi che emerge sin dall’incontro cha Angelo non ricorda e che Katia racconterebbe elencando le targhe delle auto presenti nel parcheggio dove lei rimase… Incontro per caso? Per destino? Forse per la perseveranza di Katia, l’amica li ha agganciati con due cellule telefoniche completando l’opera. Angelo titubante chiamò Katia; la gomitata in un occhio fu la cruda realtà di quel primo appuntamento nella Brianza alcolica e velenosa.

Nel racconto si rincorrono le due voci, la loro storia attraverso vent’anni di tira e molla. Amanti, amici sempre, innamorati? Katia, la sensibile, forse lo è stata da subito, dal primo sguardo, face to face, attraverso la TV mentre erano battute tipo: Bella nucleo. Che, hai mangiato la ceretta? Perché? C’hai l’alito che depila!!”.

Angelo il timido, combatteva con sé stesso e la voglia di godere delle facili conquiste. Ma Katia era presente, pronta ad accoglierlo da grande amica e confidente: una scialuppa di salvataggio. Quando Angelo toglie la prima maschera, riesce ad aprire il cuore. Arriva la convivenza ma dietro l’angolo si nasconde una malattia subdola che non lascia fiato e parole. Il nuoto è una terapia per Angelo: il cervello abbandona le scuse e trova soluzioni.

Emblematica la foto di copertina. Rotoli di carta usata per asciugare le lacrime e per pulire quella parola che viene in automatico a lei… La figlia è un dono, ma li terrà uniti? Angelo è un uomo capace di riconoscere la sua fragilità e trasformarla in cambiamento. La FAMIGLIA infine è la parola che emerge come certezza, una salvezza.

“Vorrei fossi più propositivo rispetto alle cose da fare insieme.

Io le dico che non serve la benzina nell’auto che da sempre va a diesel.

Lei dice che l’auto andrebbe lavata anche all’interno per evitare qualche specie sconosciuta di fungo e batterio.

Io le dico che i pulsanti per accendere le luci sono gli stessi per spegnerle.

Lei mi ricorda che la spazzatura va portata in cortile e non il cortile che deve salire da noi a prendersela.”

Si legge con il gusto di un bicchiere di prosecco che lascia un retrogusto di bollicine scoppiettanti. Mai stare tranquilli, l’effervescenza naturale persiste fino all’ultimo sorso, fino all’ultima riga.

Buon viaggio

Che sia un’andata o un ritorno

Che sia una vita o solo un giorno

Che sia per sempre o un secondo

L’incanto sarà godersi un po’ la strada

Amore mio comunque vada…

MoniKat

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