Gli Agnelli di Antonio Parisi

«Non amo il passato. Mi piace il futuro» diceva Agnelli per sfuggire alle domande insidiose delle interviste.

Antonio Parisi in “Gli Agnelli. Segreti, misteri e retroscena della dinastia che ha dominato la storia del Novecento italiano” (Diarkos, 2019) analizza e indaga sui misteri di una dinastia che sostituì, in quanto a regalità, i Savoia a Torino subito dopo la guerra, estendendo l’influenza dai confini cittadini a quelli internazionali.

L’autore dell’inchiesta è estremo conoscitore delle vicende famigliari e professionali degli Agnelli.  Nelle avvertenze la definisce una storia complessa che potrebbe costituire quasi una sceneggiatura per una telenovela, con tragedie famigliari pesanti e colpi di fortuna imprenditoriali dovuti anche alla scelta di abili dirigenti. Solo in seguito la definisce un’opera pirandelliana. Sembra la trama di un giallo e invece è storia, la storia della famiglia Agnelli a partire dal 1899.

Parisi giornalista, il 15 Novembre 2000, si recò sul luogo del suicidio di Edoardo Agnelli. Il corpo senza vita venne rinvenuto ai piedi del trentacinquesimo pilone del viadotto autostradale “Franco Romano” della Torino-Savona, nei pressi di Fossano. La Fiat Croma blindata di colore grigio, con il motore ancora acceso e il bagagliaio socchiuso, era parcheggiata a lato della carreggiata del viadotto che sovrasta il fiume Stura.

Parisi analizza ora i riscontri oggettivi, con dovizia di particolari, che avrebbero dovuto indurre gli investigatori di allora a considerazioni finali diverse da quanto emerso. Ma nulla. Dopo quasi vent’anni dalla morte, i sospetti e le domande riemergono in taluni casi ancora senza risposta.

Parisi, attraverso l’indagine sul mistero del suicidio, narra la storia della famiglia partendo dal fondatore Sen. Giovanni Agnelli che riscattò la società Fabbrica Italiana di Automobili agli inizi del Novecento con manovre già al limite della legalità. Furono le prime operazioni funamboliche di Borsa atte ad aumentare il capitale e coprire i debiti.

Emergono da un lato la figura di Gianni, un padre freddo quasi anaffettivo, e dall’altra quella di Edo, figlio intellettuale, capace di una profonda umanità e sempre alla ricerca di attenzioni da parte di un genitore così potente ed assente. E poi… la Fiat con i suoi altisonanti dirigenti e il resto della famiglia. Ed ancora gli avvocati e i poteri occulti.

Gli interrogativi si dipanano attraverso ampi approfondimenti riportati nelle note a piè capitolo, da leggere muniti di una lente d’ingrandimento necessaria, per esempio, con la riproduzione dell’articolo de “La Stampa”- Giugno 1908 sulle perquisizioni in Fiat. Bava, amico di Edoardo, ebbe subito delle perplessità ma… non i medici? Non i giornalisti? Non gli investigatori? Chi era Edoardo?

“Ci sono poche testimonianze della sua vita ultima, che era quanto mai riservata e lontana dal proscenio. Sappiamo solo che, affacciandosi oltre il parapetto di cemento, deve aver ascoltato quel confine fra frastuono e il silenzio. Per poi decidere di valicarlo. In tasca gli hanno trovato un amuleto, un inutile portafortuna.”

Forse non si avranno mai risposte ai misteri narrati. La lettura amplia la visione anche a chi poco sa della vicenda ormai chiusa negli Archivi di Stato e in chissà quale cassaforte. Il passato e il futuro si uniscono in un presente: la famiglia Agnelli ancora oggi influente e potente.

MoniKat

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