Happy (hippy) Family di Stefania Nascimbeni

 

di Valeria Merlini (Twitter: violablanca)

Le famiglie (non) sono (più) quelle di una volta. Numerose, governate dalle donne e con un nugolo di bambini rumorosi che corrono e gridano intorno ad un tavolo apparecchiato a festa.

Ecco, se si ha in mente un’immagine simile occorre catapultarsi nella realtà moderna di donne indaffarate a barcamenarsi per arrivare non solo a fine giornata, ma a fine mese.

Happy (hippy) family (Morellini) racconta di un gruppo famigliare numeroso, fa leggere una storia vera, una di quelle che tutti possiamo conoscere perché la viviamo o perché ne abbiamo sentito. Una vita piena (zeppa) di avvenimenti che si dipanano nell’arco di pochi anni. Una storia che andava raccontata.

Stefania Nascimbeni scrive di una giovane milanese che cambia pelle attraverso il passaggio (obbligato, scelto, deciso, non importa quale) in un matrimonio. Le nozze perfette in un luogo perfetto con l’uomo… imperfetto. Ma anche la sposa lo è, lo diventa perché viene spinta a sentirsi tale. Non consapevolmente, ma attraverso l’avanzare del tempo, seppur breve, e grazie ai segnali visibili di un corpo in mutazione.

“Ero davvero così brava a nascondere la polvere delle mie piccole ossa rotte sotto al tappeto del soggiorno? (…) per me non era un vero problema, anzi, più mi assottigliavo e più, lentamente, ogni pensiero scompariva: mi allontanavo sempre di più dalla responsabilità di dover capire chi fossi veramente, o cosa volessi (tipo amarmi!) nei miei occhi aveva cominciato a formarsi un cratere di nulla, nessuna espressione, nessuna gioia, nessuna paura.”

La scelta dell’autrice di non dare un nome alla protagonista viene accolta come l’impersonificazione di chiunque la stia leggendo. Si sta leggendo. E da una pagina all’altra saltiamo dalla nascita di un figlio alla separazione. E per fortuna ne sorridiamo, perché la scrittura regala un tono leggero a stemperare ciò che parrebbe buttare addosso macigni sulle spalle.

A farle da contorno un super papà come tutte le bambine sognano di avere, la mamma geisha (del papà), una sister e un fratellone che arrivano dal precedente matrimonio del super papà in questione; poi nipoti, cognati e cognate, e una cerchia (non così) ristretta di amici. Imprescindibili.

“Non so con quale diritto, ma mi sentivo nella posizione assoluta di volere tutta la felicità in una volta sola, e senza sforzarmi in modo particolare di guadagnarmela.”

E la felicità è un pacco regalo meritato che riceviamo con un corriere espresso avvolto in una serie di veline colorate, che va cercata affondando le mani come fossero radici e va assimilata come fosse acqua ricercata alla fonte. Noi stessi. Solo noi possiamo esserne gli artefici.

Il caso, alle volte, ci viene incontro, come gli eventi che si susseguono e si avvicendano per servirci su un favoloso vassoio ciò che coronerà il nostro sogno. D’amore. Di vita. Famigliare.

E allora Miki entra nella vita di questa madre single che pensa: “È buffo trovarsi, più che scegliersi, a quarant’anni, perché finisce che ti prendi semplicemente come sei. E forse è l’unico modo.

Pasticciona, sconclusionata, ritardataria, disordinata e a tratti delirante. Lei è questo ma molto altro. Quel tutto che farà creare, naturalmente e spontaneamente, una happy (hippy) family. Nel e dal suo cuore.

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