Il nostro momento imperfetto di Federica Bosco

di Valeria Merlini (Twitter: violablanca)

Che nulla sia per sempre è un dato assoldato. L’amore men che meno. Quello di coppia il primo a non negarsi questa possibilità.
La tecnologia non ha fatto altro che agevolare, quando non sancire con conferme di lettura e violazioni di pin segreti, la constatazione che quando si avvera l’inizio di una storia ne consegue (quasi) sempre la sua conclusione.

«Furono solo quattro i secondi che divisero irrimediabilmente la mia vita tra il prima e il dopo.»

La testimonianza, sulla propria pelle, è di Alessandra, fidanzata, promessa sposa, docente di fisica, figlia e sorella. Ha tutte le carte in regola per una vita regolare, incentrata sugli standard che ci si attende: routine basata sulla quotidianità che ti permette (o ti illude) di essere felice. La realizzazione di non poterlo più essere arriva intercettando per sbaglio un messaggio Whatsapp. E iniziano le prime domande, come per esempio quel «ma conosciamo mai davvero chi ci sta accanto, anche dopo averci trascorso ogni santo giorno per anni?»

La tentazione di rispondere a una simile domanda in maniera negativa sarebbe la dimostrazione di chiusura verso l’ineluttabile. Accettare invece che nulla impedirà di rientrare nella categoria dei cornuti è non un segno di arrendevolezza, bensì di consapevolezza. E Ale lo accetta.

Il cuore in frantumi, le giornate trascorse nella solitudine con il pensiero che nulla potrà mai essere come prima e smettere quindi di tentare sembrano la sola conseguenza. Vengono in soccorso i nipoti Apollo e Tobia, scaricati dalla madre temporaneamente per ricominciare una vita (almeno il tentativo) secondo le proprie inclinazioni. E questo sarà per la protagonista la possibilità di regalarsi un altro ruolo, dopo il fallimento di quello della futura moglie. L’amore ha due fisionomie che la obbligano a distogliere non solo sguardo, ma anche attenzione da sé stessa e che, come dovrebbe accadere quando non siamo concentrate su cosa vogliamo, su quali siano i desideri che appagati ci farebbero stare bene, ecco che compare Lorenzo. Con il quale la felicità assume il significato che gli compete, vale a dire quello dell’incertezza, dell’imperfezione, di vocaboli che hanno come prefisso un significato legato alla negazione, ma che alla resa dei conti regaleranno emozioni pure senza l’incognita di un messaggio criptato.

Federica Bosco, dopo Mi dicevano che ero troppo sensibile (Vallardi), è tornata con Il nostro momento imperfetto (Garzanti, 2018 pp.304), in cui ritrae ciò che non dovremmo mai dimenticare: per esempio smettere di anelare a qualcosa che non dipende solo da noi. Il momento imperfetto è ciò che la vita ci dona, ciò che riempie le nostre giornate e ci consola quando serve, ma anche il prezzo da pagare per ritornare a trovare l’equilibrio se la terra sotto ai piedi trema e la certezza che l’amore è l’appagamento per le crepe di quel cuore da riempire non solo con l’oro secondo la tradizione giapponese, ma con i gesti più che con le parole.

 

© Riproduzione Riservata