La casa delle voci di Donato Carrisi

di Stefania Nascimbeni

La casa delle voci (Longanesi) è l’ultimo avvincente romanzo di Donato Carrisi. Un libro intenso, capace di tener incollato fino all’ultima pagina, riga dopo riga. Non è la prima volta che l’autore tratta argomenti delicati e difficili come il mondo dell’infanzia spogliato della sua magia, infatti qui il protagonista è un terapista, ipnotista infantile, che scava nella memoria dei suoi piccoli pazienti, che talvolta sono le vittime ma altre i carnefici. Il confine è sempre molto sottile.

Pietro Gerber è noto a Firenze come l’addormentatore di bambini e un giorno viene distolto dal suo lavoro su di un bambino bielorusso (adottato da una famiglia italiana che viene accusata dallo stesso di praticare satanismo a sfondo sessuale nella cantina di casa), per prendersi “cura” di una donna adulta, proveniente dall’Australia: Hanna è convinta di aver ucciso il fratellino da bambina, ma nessuno ha mai ritrovato questo corpo e si allude che il piccolo non sia mai esistito, forse le serve l’aiuto di un ipnotizzatore infantile. Così insinua la collega terapista dell’altro continente, la dottoressa Walker, che contatta telefonicamente il Gerber per supplicarlo di aiutare Hanna, anche se ormai adulta.

Hanna ricorderà cose incredibili di un’infanzia fatta di esodi ai limiti dell’inumano, quando con i genitori – parecchi anni prima di essere adottata vive in Toscana – non fa che spostarsi di casa in casa, con pochi oggetti al seguito, ma nessuno di prestigio a parte una piccola cassa con scritto il nome di Ado. Suo fratello.

Ciò che Hanna teme peggiormente sono “gli estranei”, perché a detta di mamma e papà sono i cattivi, coloro che se lei non rispetterà fedelmente le loro regole, verranno a prenderla e la porteranno via per sempre. Una di queste è non dire mai il proprio nome agli estranei, non familiarizzare con nessuno di essi, scappare quando verranno a bussare alla porta nel cuore della notte.

L’ultimo ricordo vivido di Hanna bambina si ferma alla notte dell’incendio nel casale abbandonato dove la sua famiglia vive nell’ultimo periodo: gli estrani sono arrivati, forse prenderanno suo padre, Ado è seppellito in giardino, come ogni volta, sempre in un giardino diverso, mentre la madre la trascina fugacemente in una botola sotto al camino, dicendole di bere l’acqua della dimenticanza, solo così si salverà. Poi il buio.

Accanto alla vicenda di Hanna si sviluppa quella di Pietro Gerber, figlio di un noto psicoterapeuta infantile scomparso pochi anni prima, il Dottor B. (Baloo). Che cosa avranno in comune le due storie? Perché Hanna conosce così tanti dettagli della vita di Pietro, inclusa quell’unica volta quando da bambino gli era sembrato di percepire una presenza sovrannaturale nella casa di famiglia? Chi è il vero pericolo, chi sono gli estranei, perché “mamma e papà” non sono sempre il posto più sicuro al mondo, ma a volte il più terribile?

Non resta che affondare lo sguardo all’interno di questa meravigliosa lettura chiamata Casa delle voci, che alla fine lascia il lettore con un senso di turbamento e indefinito, proprio come un sussurro dietro le orecchie…

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