Le alternative dell’amore di Lorenzo Licalzi

Era tanto, ma davvero tanto che non leggevo Licalzi. Credo di aver iniziato a conoscerlo e apprezzarlo con Il privilegio di essere un guru (Fazi, 2004), tanto da aver adottato il suo “dita sudicie” non solo come luogo del cuore, ma anche come esercizio di scrittura ogni volta che devo digitarlo e il dubbio mi assale se la “i” ci voglia o meno.

È stato quindi con enorme piacere che me lo sono ritrovata tra le proposte di letture estive in seguito ai titoli che mi erano stati proposti per il pezzo su San Valentino.

Le alternative dell’amore (Rizzoli, 2019) è, lo ammetto senza riserve, partito un po’ a rilento. Tristan, il protagonista, ha qualcosa nel suo atteggiamento che non lo ha fatto entrare subito nelle mie corde. È uno scrittore, ha ottenuto un indiscusso – e insperato – successo con il suo primo libro e si è giocato per uno, anzi due, colpi di testa la sua relazione sentimentale con Isabelle.

Questo a grandi linee.

Nel dettaglio scaverei nella sua personalità, con il titolo del suo romanzo d’esordio, Les alternatives de l’amour, e della Parigi che lo circonda. Non è schivo, ma schiavo di qualche pulsione che lo relegano nel girone dei traditori. Forse nel peggiore poiché finire a letto con la sorella della tua fidanzata non è propriamente un lusso che ti possa concedere con serenità. Tutt’altro. Isabelle ti abbandona, solo dopo la seconda volta in cui non sei riuscito a trattenerti. Perché quella prima volta era andata oltre. Non la successiva. E se già pativi di sterilità produttiva, vale a dire nessuna vena creativa per un lungo periodo, è inevitabile che il tuo agente ti venga in aiuto. Perché anche il tuo essere dissacrante ha qualcosa che stride. O forse semplicemente è la maniera migliore che hai trovato, caro Tristan, per andare avanti e oltre tutto.

Bernard mette Tristan nella condizione migliore che possa prospettarsi ad un uomo in crisi esistenziale e produttiva: una trasferta quasi obbligata a Morgy, lasciarsi Parigi alle spalle con le sue preoccupazione e chi si rifiuta di interagire, inforcare la moto prediletta, e cullarsi in un viaggio sulle strade provinciali verso l’ignoto. Sotto molti aspetti.

Morgy nel cuore della Borgogna, con filari di vigneti che originano rossi corposi e profumati. Morgy che racchiude poche case, ancor meno abitanti, e una storia controversa che la lega al passato della Seconda Guerra Mondiale, quella in cui i nazisti sono entrati, hanno preso possesso e hanno iniziato a dettare legge.

Bernard è stato intransigente sul consegnare le chiavi di casa sua a Tristan: “vai e non scrivere”. Quale occasione migliore per la rigenerazione di un uomo? E allora ci addentriamo sempre più nel suo comportamento, accompagnandolo lungo strade strette che conducono alla vita del paese, con un croissant per colazione, pranzi e cene nella Taverna di Marie, rombi di moto che gli permettono di esplorare i dintorni e partite di calcio con una giovanile che lo mette al tappeto.

E poi quell’inevitabile incontro con il proprietario di un diario: pagine fitte di una storia che narra vicende e discorsi attraversati da un amore viscerale e indissolubile. Baumann l’artefice della vena aurifera che permetterà a Tristan di sciogliere dubbi, realizzare sogni, scoprire vasi contenenti segreti di famiglia (e di paese) e ritrovare l’amore che, evidentemente, aveva solo bisogno di una scusa, come spesso accade, per ritrovare il bandolo della matassa che gli consentirà di riscoprire anche sé stesso.

E noi, che lo seguiamo parola dopo parola, scopriamo che il modo di essere di chi non conosciamo cela semplicemente un modo alternativo di vivere. In cui la cosa migliore che ci si possa prospettare è usare quella gomma per cancellare i contorni della miseria umana. E del pregiudizio.

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