L’estate dell’innocenza di Clara Sanchez

“L’estate dell’innocenza” di Clara Sanchez (Garzanti) è la voce narrante di una giovane donna che racconta quella parte di stagione, la sua, che va dai sei ai dodici anni, l’età del cambiamento.

“Quell’estate ebbi solo per me quelle frasi… La vita non è quello che sembra…La vita è sempre diversa da come la immaginiamo…”

Tra ricordi lucidi e velati, il racconto è a tratti poetico. Immagini dense illuminate da un pizzico di magia che sono gli occhi di una bambina circondata da un mondo di adulti, fatta di parenti e conoscenti, con cui si confronta. Li osserva e li vive con emozioni contrastanti.

A nove anni è paralizzata in mezzo alla strada durante l’ennesimo trasloco della nonna paterna, tanto dura e fredda, odiata dalla mamma e di riflesso anche da lei bambina. La sensazione di immobilità è così vera da farle dubitare che sia tale. Un’immagine evocativa, una linea di confine tra l’infanzia e la preadolescenza che si snoderà nella raffigurazione del mondo degli adulti.

I genitori, giovani sposi, sono così differenti tra di loro ma, nonostante ciò, vivono i primi anni in relax, tra letture e cucina. Riguardando le foto di quel periodo, scoprirà che erano due ragazzini vestiti da adulti. I tre figli, nati a distanza di tre anni uno dall’altro, portano scompiglio nella stabile routine tanto da farli vivere sempre sull’orlo della infondata tragedia, un po’ per il carattere triste e tendete alla depressione di lei e un po’ per le lunghe trasferte lavorative di lui, funzionario amministrativo parastatale.

“Mia madre era  fragile  come  il  cristallo  dei  bicchieri buoni che tiravamo fuori dalla vetrina nei giorni di festa. Troppo giovane, troppo ingenua, troppo innamorata, troppo delusa… quando rideva aveva due fossette come bollicine di coca cola… Fu più figlia che madre, protetta e accudita… Aveva rimpianti, ma la vita non può darci più di quello che ci dà”

Il legame tra madre e figlia fatica a crearsi. È così che la bambina si avvicina alla zia Olga, sorella della mamma, con un carattere più forte, indipendente e fascinoso. Vive a contatto con le figure maschili amate da Olga: inizialmente il console turco, grande amore della zia, “la luce che quando si spegne ti lascia una cecità temporanea”, poi con Albert.

Albert che sarà figura centrale dell’estate trascorsa a Barcellona. La bambina imparerà a nuotare, a crescere con il rammarico di non avere né gli strumenti, né la forza, per aiutare l’adulto. Amava travestirsi con l’adorato kimono, un gioco come tanti altri forse per sentirsi grande. Si confrontava costantemente con le innumerevoli preoccupazioni degli adulti che la travolgevano riempiendola di passione come Olga, di tristezza come la mamma, di allegria come Albert, di mistero come… “L’ospite. Lo sconosciuto. Il padre… lo avrei riconosciuto tra milioni… eppure sapevo poco di lui come del mio corpo, eppure un padre nella vita è come un’arteria”.

Quell’estate disse ad Albert che avrebbe voluto fare la scrittrice.

“Quell’estate mi disse… La vita non è mai come la vogliamo. Una definizione chiara di una vita confusa… perché gli altri non erano solo fuori da me come gli ombrelloni, la scogliera e il palazzo arenato, ma anche dentro come il cuore, le vene e il grasso” 

Il cambiamento da affrontare anche nel fisico, la fatica di scalare una montagna per raggiungere l’età adulta sulla cima, fare salti di decenni per raggiungere traguardi costruiti da millenni di evoluzione, scoprire di avere avuto spazi di felicità nell’infanzia come il kimono di seta o il campo di papaveri rossi.

Ha dei luoghi del cuore: Valencia, Madrid, Barcellona e la casa di nonna a La Cruz. Ognuno porta dei ricordi, legami indelebili. Al contempo si figura la sua futura casa, un luogo diverso da costruire perché sono le sensazioni delle atmosfere che restano legate ai luoghi.

“E quella strana felicità di non essere infelici ci rese tutti più leggeri, più spirituali, anime

Un viaggio nell’infanzia alla ricerca della felicità che non trova negli occhi dei genitori.

L’estate del lutto, fu l’estate del dolore, del distacco. Una sofferenza data da una morte solitaria, senza aiuti, l’immagine dell’acqua nella doccia che scorre nonostante tutto, purifica.

È così che la giovane donna adulta sente di avere sprecato tempo e rimpiange ma…  Bisogna stare attenti ai rimpianti perché sono il vero inferno dei ricordi sebbene la nostalgia sia ancora peggio. Quello che è stato è conservato nella memoria, nei racconti che si annodano come il lungo foulard legato in fronte che la faceva sentire importante a soli sei anni.

Monikat

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