Non perdiamoci di vista di Federica Bosco

È il 31 dicembre e la Compagnia di Via Gonzaga (Mantova) da sempre si ritrova nella grande casa di Andrea, sul lago di Como, l’unico posto al mondo in grado di contenere una quarantina tra cinquantenni, amici da una vita, e i loro figli.

Una festa con invitati i conflitti irrisolti, i capricci, le dipendenze, le paturnie, le nevrosi… Nessun altro se non gli stessi sedicenni dell’immensa compagnia degli anni Ottanta che passavano il pomeriggio seduti sui motorini ad aspettare l’uscita del sabato sera.

Non sono cambiati: continuano ad aspettarsi qualcosa dalla vita, qualcosa di eclatante che prima o poi arriverà.

Federica Bosco in “Non perdiamoci di vista” (Garzanti) fa parlare la protagonista Benedetta, fisioterapista, separata da Fabrizio e mamma della sedicenne Vittoria e del dodicenne Francesco.

Benedetta la notte di Capodanno sta aspettando un messaggio che non arriva.

È di Niccolò, figlio di un ricco industriale di Mantova, il fidanzato di quando era ragazzina con cui ha riallacciato uno stretto rapporto virtuale a mezzo chat che l’ha riportata indietro nel tempo, rianimando il facile innamoramento, mai scemato, mai dimenticato. Era come se quel trentennio non fosse passato, tutto come prima, l’empatia, la canzone preferita…

Eppure la quotidianità era diversa.

Infatti il 3 gennaio, dopo giorni di silenzio, gli scrive “Che fine hai fatto?”. A mente lucida sarebbe facile capire che un imprenditore che vive a Londra ed ha grosse responsabilità non riesca a staccare ed essere presente. Invece Betta lascia spazio all’ansia delle aspettative, quella generata dalle farfalle che ritornano a farsi strada: mille dubbi, mille incertezze vere e proprie dell’adolescenza come quella che ha sotto gli occhi, quella di sua figlia.

Poteva definirsi cotta un rigurgito tardivo di un amore scongelato e riscaldato al microonde?

Attorno a questo dilemma ruota un variopinto mondo di amici: Antonella, la più cara amica con un fisico mozzafiato; Andrea, avvocato penalista, scapolo impenitente; Miriam, famosa scrittrice; Costanza, giornalista vulcanica; Anita, zitella convinta; Letizia, mamma di quattro figli sposata con Cosimo; Jacopo, da sempre alla ricerca di sé stesso; le tre civette sul comò capaci solo di confezionare cappotti di pettegolezzi…

La vicenda si dipana nella quotidianità nell’arco di un anno, durante il quale, capitolo dopo capitolo, la protagonista riflette sull’evoluzione della sua vita confrontandosi con la sua adolescenza rispetto a quella dei figli. Si confronta anche con la mamma perché si ritrova ad essere genitore imperfetto, impreparata con le istruzioni sui figli, cambiate e ricambiate.

Benedetta si confronta con Mattia, il giovane ragazzo disabile che segue, già adulto nell’animo e capace di abbattere barriere che vanno oltre ogni logica. E ne scaturisce che i dolori veri fanno crescere, fanno vedere la vita sotto un altro aspetto, concreto ed essenziale.

Un evento segnerà le loro vite, decreterà finalmente il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, quella dei 50 anni.

“Se c’è una cosa che ho imparato dalla nonna è che la vita va avanti, sempre e per di più sorprende…”. Come è stata in grado di sorprenderci l’autrice in questo romanzo dal dolce sapore adolescenziale che fa a pugni con il passato, che deve essere chiuso per vivere il presente con la consapevolezza di quello che si è.

MoniKat

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