Ultimo tango all’Ortica di Rosa Teruzzi

“La vita è quello che ci succede mentre facciamo altri programmi, diceva John Lennon”, frase che apre l’intera vicenda.

Nell’arco di pochi giorni, sul finire dell’estate più umida che si possa ricordare, le investigatrici milanesi al profumo di risotto giallo, rigorosamente vegano, indagano sull’omicidio di Viserbelli, brillante pubblicitario italo-svizzero trapiantato a Milano. Il corpo viene trovato all’esterno dell’Ortica, balera milanese nel quartiere di Lambrate che Carlo frequenta perché affascinato, oltre che ossessionato, da Katy, ballerina di tango dal corpo appesantito che vola leggera in pista insieme al compagno. Nella tasca aveva una pistola. Dell’omicidio viene accusato Amelio, il fedele maggiordomo di Franca, facoltosa milanese che chiede aiuto all’eccentrica amica Iole e alla figlia Libera, fioraia.

Ancora una volta un’investigazione tutta al femminile per Rosa Teruzzi nel suo “Ultimo tango all’Ortica” (Sonzogno) dove le protagoniste, definite le Miss Marple del Giambellino, sono stravaganti nell’abbigliamento, esilaranti nelle battute “Si va dal Tony Manero delle zucchine”, ridicole nelle situazioni “…estrasse untuose pizzette dalla costosissima borsa e ne pulì la pelle sporca di pomodoro con il dito bagnato di saliva”. È la giovane nipote Vittoria, la poliziotta, a tenere la barra dritta in famiglia.

Le chiameremo più propriamente “Sciure in gialt”, sottolineando la profonda milanesità del contesto in cui si muovono: la balera dell’Ortica, San Cristoforo, l’alzaia del Naviglio Grande, luoghi che evocano le canzoni di Jannacci anni 60’. Dall’altra i caffè moderni della Milano Hi-tech.

Il casello della linea di Mortara, forse dismesso nella realtà, vive degli incontri serali delle tre generazioni di donne. È il protagonista e custode delle conversazioni quotidiane intinte di domande, che rimangono irrisolte, legate anche alla vita di Libera che prosegue parallela all’investigazione. Il casello è sapori di cene, calore famigliare, colori delicati dei fiori che compaiono come messaggio d’amore per Libera insieme alle pagine di un libro.

La lettura è veloce, scorre gradevole, velata di misteri e segreti da nascondere, da proteggere, da svelare. Il segreto si rincorre lungo tutto il percorso ed è il cruccio di Libera. Nel lento districarsi della vicenda, attorno alla vittima, spiccano le donne: la portinaia, le colleghe/amanti della vittima, la proprietaria della telecamera di sicurezza e il  murales femminile all’Ortica con il ritratto di Alda Merini, la cui citazione “Non ho paura della morte, ho paura dell’amore” rappresenta lo stato d’animo di Libera.

Tra le tante domande, che si intercalano nei capitoli, sorge spontaneo chiedersi: chi è chi? Chi la vittima, chi l’accusato, chi l’innocente, chi il fedifrago, chi il ladro, chi Dog, chi la Smilza, chi il colpevole, chi Libera… nome evocativo.

“… o forse era uno di quei misteriosi intrecci del destino che Libera aveva cominciato a riconoscere nella propria vita” oltre che nelle investigazioni.

Pesa di più la narrazione del giallo o la storia in rosa, velata di giallo, delle protagoniste?

“Solo in quel momento… si concesse di singhiozzare… Pianse per la bellezza che aveva perso e per quella che non avrebbe mai vissuto. Per tutte le volte che non si era permessa di piangere. Per la bambina solitaria che era stata, convinta di poter sfuggire alle ingiustizie del mondo rifugiandosi dentro le pagine di un libro. Ma la vita è lì fuori, in attesa, e non ha l’architettura perfetta dei romanzi…”

Il fiore dello zafferano manteca di giallo il libro, Libera ha il potere di immaginare le cose prima che accadono e anticipare le scoperte solo per risolvere le indagini; il segreto di famiglia è ancora da scoprire. sIrene, la giornalista, le consegnerà una cartelletta con notizie sulla morte di Ribella, la nonna materna: quale mistero celerà?

Nell’attesa di scoprire la prossima indagine, un giro di tango per leggere o rileggere le storie passate.

MoniKat

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