Zero gradi di Roberta Colombo

La sensazione di freddo bruciante, quella che impedisce di muovere arti e ogni singola parte del tuo corpo. Ma che sai bene deve essere smosso per portare sangue in circolo affinché ti scaldi. Zero gradi sono quelli che ognuno di noi ha sentito, prima o poi, dentro parti nascoste del corpo. Incuneati e celati alla memoria. Ma ci sono stati. Ne abbiamo patito.

“Sai una cosa, non è questione di età avere zero gradi dentro, ma di paura. Solo di paura. Più hai paura di avere paura, più freddo dentro senti. A farti paura, figlia mia, e anche a “farmi” paura, non è la montagna da scalare, non è la galleria più buia del mondo, o l’aereo con le ali che sicuramente si spezzeranno in volo, no. A farci paura è l’attesa di quella paura, sapere che sicuramente la proveremo. E mentre l’aspettiamo, non facciamo altro che accoglierla a braccia aperte, la coccoliamo, la rendiamo un tutt’uno con il nostro corpo irrigidito.” 

Isabella non sa distinguere quale sia la differenza tra l’interno di se stessa e l’atmosfera che la circonda. Perché in Zero gradi (Giunti) di Roberta Colombo la protagonista evade per poi ritrovarsi. Affronta il distacco da chi era (o forse ancora non si conosceva perché non esisteva?) prima con qualche fermata di metropolitana, poi con un treno che in una gelida mattina invernale la accompagna nel suo nuovo Grazioso Appartamento. “Ostialido” sarà il luogo dove non solo leccarsi ferite ma si trasformerà in un placido ritiro accogliente. Dove sfatare il mito della donna incapace di bastare a se stessa perché servita e riverita (per esempio da Lucia e Tonio), della moglie che doveva essere (per Giorgio) e della madre che non sa come arginare le fragilità altrui (di Olli, Massimo e Lorenzo).

“Non sono delusa per il silenzio dello sconosciuto con cui ho fatto l’amore. No, sono delusa da me. Dalla mia delusione. Dal fatto che ancora, alla mia età, non riesco a mettere le cose al giusto posto. “

Passeggiare per la spiaggia accarezzata dal vento serale aiuta Isa a scompigliare i capelli e fare ordine nel se stessa. Grazie a impensabili nuovi amici che la affiancano in una quotidianità che non ha mai conosciuto. Alle prese con una frittura di paranza mai testata e un vino dei Castelli sorprendente, Isa si lascia guidare dallo scampanio delle barche ormeggiate nel canale. E da Sguardo Blu.

Zero gradi sono quelli di un gelato, di una giornata sferzata dal vento al mare d’inverno e dalla probabilità di neve che coprirebbe con la sua coltre bianca ciò che entrerebbe in una sorta di ibernazione temporanea per riportare poi la vita dove era impensabile. E gli aggiustamenti in queste situazioni sono sempre inevitabili.

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