Coco Chanel, una donna del nostro tempo di Annarita Briganti

di Stefania Nascimbeni

“La vita è un enigma.”

“La gente crede che io abbia trovato tutte le porte aperte, ma la verità è che le ho spalancate!”

“La moda passa, lo stile resta.”

Questi sono solo alcuni degli aforismi più celebri di Coco Chanel, al secolo Mademoiselle Gabrielle Bonheur “Coco” Chanel. Una delle donne più carismatiche del secolo scorso, che hanno influenzato non solo le tendenze ma anche la società: non è stata solo una stilista, infatti, ma soprattutto una pioniera del movimento femminista, ha ispirato le donne a combattere per i propri diritti (e ideali), è stata una vera e propria paladina dell’uguaglianza fra i sessi, una donna libera, indipendente, anarchica, creativa. Una che, come si legge sopra, la vita se l’è conquistata anche nei modi più assurdi. Una donna vera, che ha sofferto in modo significativo, subendo un abbandono dietro l’altro, iniziando da quello della propria famiglia e che l’ha vista costretta a entrare in orfanotrofio da piccolissima. Ma sarà proprio da quel rigore di forma, oltre al colore del lutto, che costruirà il suo impero, rendendolo unico nel suo stile. E finendo poi per le dolorose rotture e scomparse con i suoi importanti amanti.

Annarita Briganti, come già fu per la biografia su Alda Merini (L’eroina del caos, Cairo editore), ci accompagna di nuovo in un viaggio all’indietro nel tempo per conoscere una donna straordinaria e incredibilmente attuale, ma stavolta in questo racconto non c’è Milano, bensì la Parigi dei caffè con i dehors dove si cantava per pochi spiccioli per sopravvivere, la Parigi all’avanguardia, quella degli artisti d’avanguardia, dei generali e della guerra. Quella Parigi delle piccole e grandi botteghe e delle baguette e del pain au chocolat. La Parigi che regala sogni e nello stesso tempo può portarti via ogni cosa, ma non la speranza. La Parigi di Coco Chanel era proprio questa.

E lei com’era? Oggi la ricordiamo per le sue imprese, ma Mademoiselle Chanel è stata molto più di una collana con il doppio giro di perle come porta fortuna, o un paio di forbici nella tasca del grembiule da lavoro, o una sigaretta appesa al labbro, o i pantaloni larghi alla garçon, o colei che ha fatto dire addio al corsetto, o ha chiamato un profumo con un numero…  lei era ben oltre i simboli stessi che hanno reso immortale una donna come tante, una donna del suo tempo e del nostro, una donna in divenire, con la mente sempre accesa.

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