Fiore di roccia di Ilaria Tuti

L’Orcolat si era risvegliato, scrollandosi di dosso l’umanità, la terra ha tremato, la donna ha alzato lo sguardo alle cime cercando un’abitudine mai estirpata.

Agata è tornata in Carnia, è anziana ma la memoria è aggrappata ancora là in alto in cima al Pal.

La stella alpina è il “Fiore di roccia” di Ilaria Tuti (Longanesi), così erano definite le portatrici dal capitano Colman, donne tenaci aggrappate al bisogno di tenere in vita gli uomini al fronte.

È l’estate del 1915, scoppia la guerra al confine tra Friuli e Austria.

Agata ha vent’anni, vive a Timau con il padre infermo confinato a letto. Ama la lettura, ha la fortuna di avere una ricca libreria lasciatale dalla madre insegnante.

Con le amiche si ritrova coinvolta nell’approvvigionamento del fronte di cibo, lettere, munizioni. Sono volontarie coraggiose, dovranno portare sulle spalle le gerle che usavano nei campi per cullare i figli, trasportare cibo e legna.

“Non sarà l’ampiezza di questo teatro di guerra a spaccarci le schiene, ma la distanza dal cielo”

Arriva la prima salita al fronte, lo strazio dalla trincea è dilaniante, le grida assordanti, ma vengono invitate a proseguire davanti a questi uomini dagli occhi bui. La diffidente accoglienza del capitano è stemperata solo alla fine; spiega che l’unica signora che ormai incontra è quella con la falce. Agata si offre per un compito semplice: lavare i panni dei soldati. Tenace è il sangue che diventa sabba nel lavatoio dove le donne sembrano streghe nell’ora blu, quella della vergogna.

“La montagna ha la solennità silente di un sepolcro, i nostri respiri affaticati si confondono con quelli del vento”

Ai piedi indossa gli scarpetz fatti con le gonne preziose, nella gerla trasporta medicinali. Viene catapultata a fare assistenza al Dottor Janes, La resilienza di Agata è una dote, le chiedono aiuto per portare a valle ottanta alpini, camminando sul velluto come solo loro sanno fare.

“Portatrici vi chiamano. Vi considerano un reparto e non a torto. Credo sia la prima volta nella storia di un conflitto armato”

C’è uno scontro tra Agata e il Capitano dopo un’ecatombe di uomini. Cosa sono onore, orgoglio, rispetto, fiducia, valore? Parole forti che cadono come macigni.

“Il silenzio a cui permettiamo di invadere la distanza tra noi è rasserenante, è pace finalmente”

L’inverno uccide come la guerra ma Agata continua a risalire in alto. Muore il padre e libera il dolore atroce, grida con forza. Ismar è austriaco, è disertore, è nascosto in un anfratto del vallone… Sente un grido di donna nella notte. Durante una discesa lei spara e colpisce una lepre o… Un diavolo bianco che profuma di sangue e di bosco?

In primavera Agata si trasforma, non in una farfalla ma in una opaca falena grigia. Ha un amico che è un nemico vicino da cui si deve difendere per rimanere libera ed integra.

“Il coraggio è sempre stato il concime di questa terra, la sola cosa con cui riempire lo stomaco. Ho scelto di essere libera”, libera dalla guerra, dal confine, libera dall’odio… Agata sceglie la speranza.

La guerra scritta in un racconto duro, reale. Le parole rendono forte le emozioni e la lettura rasenta la poesia. La guerra cruda è fatta di uomini. La guerra nascosta delle donne è costellata di amicizia, di forza, di sostegno, di fatica, di AMORE.

Monikat

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