Il dannato caso del Signor Emme di Massimo Roscia

Che cosa si è disposti a fare per ridare credito a una persona? Cosa si può fare per evitare che la sua vita e le sue opere siano cancellate dalla temuta Congregazione dell’Indice delle vite cancellate e delle opere proibite?

È quello che ci descrive Massimo Roscia nel suo ultimo libro “Il dannato caso del Signor Emme” (Exòrma edizioni). La strana famiglia composta da Carla, i suoi due figli piccoli e lo zio Giordano partono per un viaggio attraverso l’Europa su un vecchio scuolabus adibito a camper per trovare le prove che permetteranno di riabilitare il fantomatico Signor Emme, personaggio in vista del Novecento italiano di cui si scoprirà l’identità solo alla fine del libro.

Ci sarà un altro bizzarro componente ad accompagnare i personaggi nella loro avventura: BUF, il cui nome per esteso è Betaidrossibetametilbutirrato Uretanopolibenzenecloroamminometacrilato Formaldeidetetrametilamidofluorimum.

Chiuso nel suo becco di Bunsen sarà lui a dare una descrizione attenta dei personaggi che lo circondano. Descriverà quindi Carla come idealista e hippy, lo Zio Giordano ex frate domenicano diventato gnostico, anticlericale e con un pessimo carattere e i due figli. Il maggiore è considerato più di un bambino prodigio, con grandi capacità mnemoniche e cognitive mentre il secondo, che molti potrebbero definire con un leggero ritardo, ha un modo di interagire con il mondo e le persone in modo non convenzionale e fantasioso.

Il romanzo è un viaggio alla scoperta di luoghi e persone frequentati dal Signor Emme su una scia di indizi nebulosi. Per la durata del libro il lettore vede sfilare una serie di personaggi secondari altrettanto pittoreschi che si affiancano alla ricerca e colorano le giornate della famiglia.

La modalità di scrittura è accattivante, ogni capitolo viene raccontato da uno dei due figli, quindi con un linguaggio del tutto diverso e da BUF che è uno spettatore del la storia nonché archivista di tutte le prove raccolte.

Il libro si rivela interessante da un punto di vista storico e linguistico, tutto è descritto in maniera ironica e lascia dopo ogni pagina il sorriso sulle labbra. Le descrizioni fatte da BUF sono minuziose ed attente e permettono, a chi ha uno spirito di ricerca affamato, di assumere nozioni che difficilmente si sarebbero lette altrove.

E quindi anche se sono triste e ancora un po’ arrabbiato racconto lo stesso perché quando le storie non si raccontano spariscono come ai sogni e è come se non sono mai successe e visto che la vita è fatta di tante piccole storie se io adesso le racconto vuol dire che vi sto raccontando la nostra vita. E penso che questa è una cosa bella. E quindi.

Sveva Assembri

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