Il vizio della solitudine di Raul Montanari

“A volte, dal fondo di una voragine di smarrimento e disperazione sento salire un’euforia misteriosa, inesplicabile, come se solo in quel momento avessi raggiunto il mio vero posto sulla terra”

 

“Il vizio della solitudine” di Raul Montanari (Baldini+Castoldi) riduttivo definirlo un noir. Ci sono contaminazioni di giallo e rosa. La suspense è assicurata.

 

La solitudine è quella che conduce l’ex ispettore Guarneri un martedì di settembre a raggiungere la sponda del Ticino. È alla ricerca di un luogo isolato, lontano da Milano, un luogo che non conosce e scelto a caso. È seduto su un masso viscido di muschio, la natura che inizia ad ingiallire, l’acqua che scorre nel suo azzurro per purificare le paure, un cormorano che forse tornerà a volare…

Ennio assiste ad una esecuzione.

 

È un ex poliziotto che ha fatto una rapida carriera. Negli anni aveva stretto amicizia con due colleghi con cui viveva una “giustizia parallela”, fatta di tagliandi in Autofficina.

Lo avevano ammonito di non oltrepassate la linea con Bertani; avrebbe schiacciato piedi importanti.

Così due anni prima era stato cacciato dalla questura. Le giornate erano diventate vuote, senza impegni, senza una donna. Un matrimonio lampo da ragazzo, un’amante avuta per qualche mese anni prima e nulla più. Amori illusori passati, quella melma grigiastra definita felicità dai suoi genitori.

Più di vent’anni dedicati al lavoro in campo e poi improvvisamente una prateria di tempo libero che spalanca ad Ennio le porte per la ricerca di sé stesso.

 

Ma sulla sua strada ci sono un diario, la sua maestra delle elementari, la giovane Greta e la vita cambia improvvisamente… in quel martedì di settembre in cui l’istinto gli impone un bivio.

Imbocca una via senza ritorno.

 

Chi è l’uomo dall’impermeabile bianco che incontra sul Ticino e che mangia involtini primavera irrorati di una speciale salsa di soia?

 

“Chiamami Ric, saremo amici, ci puoi scommettere”.

Per Ennio sarà un mese di rapidi avvenimenti dove non è ammesso l’errore, dove un fresco amore scombina le noiose giornate attivando il cosiddetto “effetto rimbalzo”. L’umore di Ennio risale assaporando l’amore per Greta per poi ridiscendere velocemente verso gli abissi di una giustizia vendicativa.

 

Personaggi forti, delicati e con aspetti ironici. Una scrittura che accalappia l’occhio e che scorre veloce senza stacco dentro un piano perfetto che non esiste.

Ennio è come dentro ad un film, fuori dal mondo, dalle sue tristezze, alla ricerca di una salvezza.

E il cormorano tornerà a volare…

 

“Quello che faccio ha senso solo se è riflesso negli occhi di una donna, altrimenti è come se cadesse in un pozzo. Così rimane la mia solitudine da coltivare come un vizio”.

Monikat

© Riproduzione Riservata