In fondo basta una parola di Saverio Tommasi

“Questo libro è una storia in punta di matita, che parte dalle parole senza tanti fronzoli”

Cinquanta parole: sostantivi, verbi, aggettivi sapientemente analizzati da Saverio Tommasi in “In fondo basta una parola” (Feltrinelli) in un percorso che è al limite di una autobiografia, un percorso tra storie personali, incontri nella sua attività professionale ed analisi che possono accomunare ognuno di noi.

L’autore esorta a cercare con una lampara le proprie parole in mezzo al MARE delle altre. Farle risuonare, infilarle nelle tasche dei pantaloni, nel taschino della camicia o della giacca, nella punta delle scarpe e finanche nelle mutande, avere l’ardire di utilizzarle senza preconcetti del luogo più adatto per impiegarle.

Perché non partire da una parola semplice come un GRAZIE capace di destabilizzare quando è fuori da un contesto di abitudine, capace di sovvertire un conflitto…

Se non conoscete lo sgomberaminestre, la rastrelliera, la gettoniera, il parafango sfido a leggere e trovare la parola a cui ricondurle e la certezza sarà di trovare…  quel RISO che insubordina la tristezza, contagia e da rumore alla felicità.

Attraverso le parole racconta STORIE, racconta di come la parola più utilizzata sia COSA e che la parola GUERRA viene prima di AMORE.

Un libro che aiuta a riflettere, il pensare a sé, a quali libertà ci concedono nel pronunciarle o che ricordi scattano.

Saremo sorpresi dalla forza delle donne ritornate a Chernobyl o commossi dai bambini scalzi che guardavano con meraviglia le scarpe da provare sempre perfette anche se troppo grandi o strette.

Il SOGNO e la FORTUNA vengono appresso uno all’altra: il primo può non avverarsi ma la vita può riservare occasioni e la seconda è un privilegio, quello dell’autore di raccontare storie di vita lungo il suo cammino professionale che è fatto di condivisione ed aiuto.

Crescere, imparare REGOLE, conoscerle e capire quando è il momento giusto per infrangerle come nel GIOCO. L’adulto violento è un bambino a cui è stato impedito di giocare come avrebbe voluto.

I bambini devono giocare e dovrebbero farlo anche gli adulti.

E allora perché non iniziare dalle parole che hanno una potenza intrinseca ancor più se servono per scrivere un libro per osservare ciò che non esiste o che avevamo dimenticato.

Facciamo della fantasia una abilità che ci consenta di costruire una storia, magari la nostra concatenando le parole.

Ma anche fare della TRASGRESSIONE una scintilla come il famoso motto “I have a dream”, un impulso, uno slancio, una necessità.

”Imparate nuove parole per accrescere la vostra libertà. Quelle più belle escono fuori su un invito di un bicchiere di vino”.

Monikat

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