Io non ho più paura di Niccolò Palombini

di Valeria Merlini (Twitter: violablanca)

Nicco ha 16 anni. Ha due gemelli. Una famiglia non sempre semplice, ma chi ne ha?

Nic ha una passione sfrenata per il calcio, un dovere che lo conduce a scuola ogni giorno e una vita davanti a sé.

Solo che non sempre le cose vanno come dovrebbero andare o come pensiamo debbano andare. Men che meno come vogliamo che vadano.

Arrivano ad un certo punto le paure legate alle sorprese amare.

“Io non ho più paura” (Newton Compton, 2021) è la storia raccontata in prima persona da Niccolò Palombini. Il suo incontro ravvicinato con l’osteosarcoma alla gamba e la sua battaglia da guerriero che lo ha portato a scrivere la sua esperienza.

Perché non è automatico che chi prova una paura così grande debba necessariamente mettere nero su bianco tutto quello che ha vissuto e sentito sulla propria pelle. Ma evidentemente è il mezzo che fa uscire da ogni poro tutto il residuo che si è insinuato negli angoli più nascosti del corpo.

Niccolò ripercorre i momenti salienti delle prime visite, dell’atroce verdetto e di come è stato preso in cura da persone che si sono dimostrate giorno dopo giorno solidali con un ragazzo che tutto dovrebbe vivere meno che una paura simile.

Ma la paura genera consapevolezza. E la consapevolezza aiuta la crescita anche con una certa velocità, pur lasciando qualche strascico che si modellerà con il tempo e con le vicende della vita.

“Non si è fortunati se non si hanno problemi nella propria vita: è necessario conoscere gioie e dolori per essere completi.”

Come le persone che non ci sono state, quelle che si sono ritirate perché impaurite o senza la giusta dose di manualità nel sapere gestire un male così oscuro. Ma del resto Niccolò poteva avere già in dotazione il manuale su come entrare in relazione con un cancro? No, solo la quotidianità lastricata di salite ripide lo hanno condotto oltre quel muro che sembrava invalicabile.

E questo gli ha anche dato la forza di riconoscere che le persone che vanno via sono quelle che devono andare via. Resta chi deve restare.

Riconoscere anche  che spesso chi sta lottando non è solo chi ha il male nel corpo, anche chi ti circonda soffre la stessa pena perché non sa come aiutare. E allora ti ritrovi ad elargire sorrisi e tenacia quando ne avresti bisogno tu, perché il dolore altrui forse è la medicina che allevia dai propri pensieri.

“La malattia smantella in un minuto, a una a una, tutte le certezze faticosamente costruite nella vita, rendendoti fragile e vulnerabile.”

E poi vedersi nello sguardo di tuo padre, di tua madre e dei tuoi fratelli. Che ci sono stati e ci sono. Che si prodigano con la presenza, mentre tu compi il gesto di una semplice doccia e ti ritrovi in mano con i tuoi capelli. Una parte di te che sembra abbandonarti, quando solo dopo comprenderai che ciò che deve venire vale più di quanto avevi.

È sempre così Niccolò, anche se sembri perderti c’è sempre chi ti ricorda che non può accadere. Non quando ci sono legami d’amore indissolubili.

Che danno forza, coraggio, audacia e insegnano ad essere impavidi.

Non smettere di esserlo.

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