Isolament(e)o. Il diario che non ho mai scritto di Nicole Rossi

Questo mondo vi riempie di immagini irreali di adolescenti imperfetti. Ma la vita reale non è così, io lo so che voi non siete così perciò non dovete sentirvi strani.” Già dalla premessa, Nicole Rossi ci dà un’idea del viaggio che affronterà nel suo libro “Isolament(e)o” (De Agostini, 2020), per proseguire dopo poche pagine “(…) state per leggere la storia di una ragazza che prima di trovarsi nel mondo ha dovuto perdersi un po’. Una di quelle ragazze che dicono parolacce con educazione e amano il cinema francese.

In tutte le pagine una richiesta ai giovani di non abbandonare i propri sogni, di non conformarsi con quello che la realtà e la società impongono. Nicole invita a non avere mai paura di essere sé stessi come ha fatto la scrittrice/protagonista.

In ogni capitolo ci presenta una o più persone che hanno reso importante la sua vita. Ci descrive i suoi genitori e i nonni che l’hanno saputa sostenere e che sono stati un esempio con i loro successi e i fallimenti. Ci racconta dello zio Alessandro, un artista che le ha stimolato l’amore per l’arte e la zia Vale che le ha insegnato la passione per i libri.

“Per questo mi hanno insegnato che rialzarsi è possibile, anche dopo una sconfitta. Mi hanno insegnato che la felicità non sta nella grandezza della tua casa.”

Un capitolo è dedicato alla sua amica Vale, in cui descrive la vita di due bambine prima e di due adolescenti poi. Una vita del tutto assimilabile alla maggior parte dei ragazzi che probabilmente la leggeranno, ma come dice lei “raccontata con l’ottica giusta ogni quotidianità diventa speciale.” Poi c’è Moira, con la quale condividerà la sua propensione per il teatro.  Il capitolo intitolato “Luigi” ci mostra come la protagonista sia cambiata, come se fosse il personaggio di “uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello. E si descrive ubriaca e persa, come molti adolescenti si ritrovano dopo alcune serate e, pur non piacendosi descrive se stessa senza veli cercando di trasmettere il messaggio che nella vita a quell’età può essere normale.

Perdersi per poi trovarsi con più consapevolezza. Il capitolo della prima volta è descritto con amarezza, l’esperienza viene sminuita e vissuta come una cosa da farsi per mettere una spunta. Ben diverso il capitolo dedicato a Riccardo che trasuda l’amore che una adolescente prova nella sua prima vera “cotta”. È proprio con lui che tornerà a sentirsi sé stessa perché “per essere innamorati ci vuole coraggio, tanto più per esserlo da giovani.”.

Dopo un percorso in cui si sente persa e non più “brava ragazza” trova la sua strada e il successo. Capisce “che mi basto e spesso nella solitudine trovo un’isola per la mente in cui i pensieri si possono sfogare”. Ma proprio nonostante la fama e la sua vita perfetta, gli attacchi di panico si affacciano nella sua quotidianità portandola a fare conoscere un mondo fatto di paura e ansia.

Riesce a trasformare anche questo, mettendo un’azione contro le sue più grandi paure andando con Pechino Express in Asia. E dopo molte sensazioni da “loser” torna sentendosi una “Lover” e può scrivere il lieto fine per la sua storia che potrebbe essere di esempio per molti come lei perché “dedicato a voi che ancora dovete trasformarvi in farfalle”.

Oltre alla semplicità della sua scrittura nel diario dei ricordi Nicole inserisce lettere d’amore, sue poesie e foto, forse per essere più vicina al lettore adolescente che può immedesimarsi in lei in maniera più diretta.

“Il curioso, proprio per la sua consapevolezza, vuole tutto dalla vita, un tutto a cui mai arriverà. È lì la vitalità, in quelle cose che il curioso ancora non ha raggiunto.”

Sveva Assembri

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