La strada di casa di Kent Haruf

1985. È un sabato pomeriggio di inizio novembre, Jack Burdette torna a Holt a bordo di una Cadillac rossa. Si erano perse le tracce otto anni pima. Rimane fermo per ore finché la cittadina non si accorge del suo ritorno. Lo trovano cambiato, sformato, la carne che pende dal corpo come sugna. Il figlio di Holt è tornato. Vogliono giustizia.

“La strada di casa” di Kent Haruf (NNE) è il racconto della vita di Jack è nelle parole di Pat Arbuckle, proprietario e direttore dell’Holt Mercury il settimanale locale, sostentamento per lui e svago per la cittadinanza.

Si conoscono alla scuola primaria. Jack fatica negli studi fino alle superiori dove esplode fisicamente. Il football gli apre le porte dell’università che si richiudono velocemente per il carattere folle emerso con prepotenza con la morte del padre. Lavora ai silos, vive in hotel in città, si diverte con gli amici di cui ama le lusinghe, lo affianca con amorevole devozione la ragazza Wanda Jo. In quel periodo la sua presenza diventa sempre più ingombrante non solo nel gruppo di amici ma per la vita dell’intera Holt

Espulso dall’università per il furto di una radio giustificato come un prestito, si arruola nell’esercito e va in missione in Germania dove rimane per due anni. Al rientro ad Holt riprede la sua vita di eccessi, forse spinto dalla noia, accanto alla storica fidanzata che è passata dal preparargli i compiti e le verifiche di scuola, al lavaggio dei panni sporchi sperando in un matrimonio che tarda ad arrivare.

Nel frattempo, Pat conosce Nora, figlia di un professore molto noto nel campus universitario. Si sposano ma è un matrimonio senza slanci affettivi e con lei che soffre il trasferimento ad Holt.

Trascorrono circa dieci anni, Jack diventa direttore ai silos della cooperativa. Partecipa ad un convegno ed è lì che conosce Jessie, giovane hostess. Lui ha indiscutibile fascino e la conquista è un gioco facile, spariscono per qualche giorno e insieme arrivano ad Holt, con la fede al dito. Jack ha finalmente messo la testa a posto?

“Nessuno di noi sapeva cosa pensare di lei. Chi era davvero? Non lo sapevamo. Era come se un elegante uccello esotico fosse volato fin qui una primavera e avesse deciso di restare”

Holt è una cittadina dove si conoscono tutti, fatta di umanità fragile ma tenace. Jessie scatena la curiosità morbosa e l’interesse fatto di mille tentativi di coinvolgerla nella vita sociale. Nulla. La ragazza è riservata e chiusa nella sua vita famigliare che cambia improvvisamente nel 1976 quando Jack Burdette scompare lasciandola sola con due figli piccoli.

Cosa spinge Jack a scomparire e dopo anni a ricomparire?

Inizia così la seconda parte del racconto di Pat in cui la sua vita personale, fin lì monotona, si intreccia con quella di Jessie e poi ancora con Jack. Immagini dolorose, intense, tristi si alterneranno a momenti di amore.

Una scrittura asciutta, poco descrittiva ma evocativa di immagini “Era come quell’attimo di un film in cui tutto si blocca per qualche secondo e le figure sono silenziosamente sospese. La gente di Holt rimase scioccata” e forse anche il lettore affezionato alla scrittura di Haruf consapevole che questo è l’ultimo romanzo pubblicato in Italia, ma anche per il finale non scontato.

“Questo è il problema con i testimoni oculari, osservò. Pensano di aver visto tutto. E ogni volta che lo raccontano, pensano di dover aggiungere qualcosa a quello che hanno già raccontato a qualcun altro.” Questa è Holt: The END.

Monikat

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