Le rughe del sorriso di Carmine Abate

“La nivura sparita aveva messo le ali come una rondinella”

Appartengono a Sahra “Le rughe del sorriso” di Carmine Abate (Mondadori) incontrate dallo stesso autore a Roma durante una manifestazione realmente avvenuta, dalla quale la fantasia dell’autore ha generato la vicenda narrata da Antonio, insegnante di Spillace, borgo calabrese affacciato sulle montagne del versante ionico da sempre utilizzato nel filone narrativo dell’autore.

All’arrivo in paese di venti persone soprattutto donne in fuga dalla guerra, dalla fame, dalla violenza, risuonano le voci curiose attratte dalla giovane “bellizza speciale, a incignàre dall’occhi e dalla bocca che appena li quadravi ti fulminavano in un sorriso lampante zuccherino come un fico nivurello”.

Chi diceva che erano profughi, chi rifugiati, chi richiedenti asilo, chi migranti. A pensar bene, aggiungendo una “È all’ultima parola, era la condizione di fuga nel secolo scorso di molti compaesani. I commenti quotidiani da bar dicevano che “questi hanno trovato la Merica senza faticare come i nostri padri”. Si voleva dimenticare prendendosela con persone senza colpa se non quella di un destino peggiore.

“Una cosa è certa: restare è difficile come partire. Ci vuole per entrambi tanto coraggio”

Antonio era rimasto colpito dalle pupille nere e scintillanti di Sahra, nascondevano segreti. In paese lo avevano capito che era affascinato e forse più. Sahra è scomparsa, si è dileguata senza traccia.

Il racconto passa attraverso le faticose parole della cognata di Sahra, Faaduma. Con Antonio parla in inglese, studiato all’università di Mogadiscio. È la piccola Maryan, figlia di Faaduma, a rivelare che la zia è partita per cercare il suo papà Hassan, di là indicando con la bambola la Sila.

A Faaduma il coraggio non manca ma la fiducia sì e chiede ad Antonio la riservatezza. Quali atrocità avranno vissuto e visto?  Quali emozioni o segreti nascondere? Vergogna?

E mentre Faaduma racconta del villaggio di orfani dove sono stati accolti e cresciuti dalla “principessa” Maana con l’aiuto di Aderelio, in un clima felice nonostante i rituali violenti e le privazioni di una vita senza agi, riescono a proseguire l’istruzione fino all’università e a fare festa per il matrimonio d’amore…

Antonio diventa sempre più ansioso nella ricerca spasmodica di Sahra salendo prima in Sila da un professore che insegnò in Somalia, a Crotone, poi nella piana di Rosarno tra i raccoglitori stagionali di arance.

Il viaggio nelle parole di Faaduma diventa sempre più doloroso, la violenza per la guerra spinge le donne alla fuga attraverso il deserto. Devono ricongiungersi ad Hassan che ha raggiunto l’Italia senza più tornare.

Da bambino Hassan pescava con le mani, Aderelio promise lenza ed ami perché diceva avete bisogno di un aiuto oggi per diventare domani padroni della vostra vita, autonomi senza elemosinare.

“Se riuscirai a far ridere un bambino che piange, che soffre, che sta mal, sorriderai pure tu per tutta la vita”

Il percorso delle due donne verso la libertà, lontano dalla violenza è lungo Etiopia, Sudan, Libia per poi sbarcare non a Lampedusa dove pensavano ma molto più a nord in quelle terre fatte di approdi millenari e di più recenti fughe disperate.

“Le DONNE sono la grande risorsa della Somalia e se in questo Paese pur martoriato la vita continua dopo anni di guerra, lo si deve soltanto a loro”

Per Antonio il paese è la sua casa, una grande casa vuota: basta aprire la porta silenziando le voci per accogliere in estrema necessità ma anche per allontanarsi alla ricerca della tanto agognata libertà.

Monikat

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