Piccola città di Silena Santoni

Un sogno ricorrente, di quelli che sembrano lunghi come la vita stessa ma che durano poco e lasciano una angoscia… “Senza il cappello con la piuma non si comincia”.

Si apre il sipario sulla Piccola città di Silena Santoni (Giunti). Folco è un ex attore teatrale di grande successo anche con le donne, ridotto ad insegnare recitazione in un piccolo teatro di Firenze. La sua è una vita nell’ombra, dietro le quinte. È da tempo lontano dai riflettori a causa di un grave incidente.

Questa fatica enorme si scioglie lentamente quando incontra Ilaria, giovane commessa trentenne capelli rame e pelle di luna, aspirante attrice che porta nuova linfa nella sua vita.

La Compagnia degli incauti è formata da gente comune animata dalla sua stessa passione, la recitazione. Li dirige nella sua originale pièce di metateatro: “Piccola città”, il teatro stesso che va in scena così come la sua vita.

Ilaria è la persona adatta ad interpretare Elettra, il ruolo principale, così come ad entrare nella sua casa stravolgendo il ruolo di Folco nella vita reale. Si sente meno zoppo e con la strada pianeggiante.

Mentre l’Arno precipitava dalle pescaie divorando gli argini erbosi, loro si aggrappavano alla zattera di quell’amore appena sbocciato al sapore del primo bacio.

Nei flashback, l’inedia in cui viveva è scalfita dalla inaspettata e fresca convivenza. Folco si rianima con progetti futuri. Ilaria sarà Medea, Cordelia, Antigone; lui il suo maestro e impresario. Insieme torneranno a calcare i palcoscenici più importanti d’Italia con un risarcimento dal destino subito. Ad Ilaria però non interessano le vite eccezionali interpretate nei teatri ma una vita mediocre purché sia sua.

Ben presto le differenze non solo d’età mettono a dura prova il rapporto. La felicità è di breve durata. Forse lei vuole di più?

L’amico Adriano e la cugina Stefania sono le uniche persone di cui si fida e che lo sproneranno nel prendersi cura di sé. Riuscirà in questo percorso? 

Nella commedia delle nostre vite non ci sono repliche, il Regista non ha alcun potere.

La pièce e la vita di Folco si rincorrono con analisi e deflagrazioni di avvenimenti dolorosi.

L’Arno scorreva gonfio di detriti sballottati dalla corrente come umanità palpitante… come pagine strappate dal copione della vita… E infine Ilaria con i suoi occhi felini, accarezzava il muso di un cane raccontando la sua solitudine.

Nel teatro il finale è come tanti altri, non sempre le storie terminano come ce le aspettiamo.

Un romanzo intenso.

Monikat

 

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